L'ingressso

L'atrio principale d'ingresso presenta delle caratteristiche simboliche: sono presenti sia il materiale documentale e didattico, rappresentato dalle fotografie, sia le masserizie originali per l'aspetto più strettamente scenografico.

 

Delle scritte sui muri ricordano le date fondamentali che coincisero cone le maggiori ondate di esuli: il Trattato di Parigi del 1947, esodo da Pola e dai territori ceduti, ed il Memorandum di Londra del 1954, esodo dalla Zona B del Territorio Libero di Trieste.

I corridoi

Lungo i corridoi del piano terreno si articolano i pannelli del percorso didattico, che presentano peraltro una introduzione storica ed un inquadramento di ampio periodo, e numerose testimonianze fotografiche della vita nei campi.

I 350.000 senza nome

La parete del corridoio principale ospita un'allestimento dal forte impatto: vengono accostate le riproduzioni delle schede compilate dal CLN dell'Istria per l'assistenza ai nuclei familiari ad una serie di volti estrapolati da fotografie di esuli nei campi profughi.

 

Volti e nomi, ormai non più riconducibili con precisione alle singole esperienze di vita vissuta, rappresentano scenograficamente il dramma dello sradicamento patito dagli eusli istriani.

Il box

Lungo il percorso didattico, una stanza è stata riadattata a ricostruzione di un modulo abitativo tipo - meglio noto come box - per un nucleo famigliare in un campo profughi.

 

Tutto il materiale esposto, rigorosamente originale, proviene dalle masserizie conservate nel Magazzino 18 del porto di Trieste.

 

La ricostruzione si ispira alle immagini scattate nel Campo di Brescia nel 1949, i cui ingrandimenti sono appesi alle pareti.

Il salone delle Masserizie

Il "salone delle masserizie" in origine fu la palestra della scuola del C.R.P. di Padriciano. Nei primi mesi di attività del campo, fu frazionato in box tramite coperte appese a cavi d'acciaio.

 

Ospita una ricostruzione della interminabile fila di masserizie sulle banchine di Pola, in attesa dell'imbarco sul Toscana nell'inverno del 1947.

 

Tutte le masserizie esposte, molte delle quali portano le scritte coi nomi e le matricole dei profughi proprietari e le etichette dello smistamento, sono originali.

La saletta degli oggetti

In fondo al "salone delle masserizie", una saletta ospita materiali e strumenti della vita quotidiana, provenienti dalle masserizie del Porto Vecchio di Trieste.

 

Oltre al forte valore testimoniale, quale simbolo della tragedia e dello sradicamento di un popolo, le masserizie rappresentano anche un'incredibile testimonianza etnografica, tracciando con precisione l'istantanea della vita quotidiana della società istriana al momento dell'esodo.

Gli oggetti personali depredati dagli occupatori

In una sala allestita nella primavera del 2011 trovano spazio preziosi, orologi ed altri oggetti personali spoliati da parte delle forze di occupazione tedesche e jugoslave, tra il 1943 e il 1945, a danno di civili triestini e dei territori limitrofi arrestati e reclusi senza giustificazione nelle carceri cittadine, prima di sparire, vittime della violenza politica e dell'odio etnico.

 

Gli oggetti, che proprio nelle carceri di Trieste sono stati rinvenuti nel corso di un'ispezione periodica, sono oggi esposti al pubblico grazie ad un accordo siglato tra l'Amministrazione Penitenziaria ed il Museo CRP di Padriciano. Essi simboleggiano le violenze indiscriminate di cui la popolazione civile fu oggetto da parte dell'occupatore, violenze più a lungo protrattesi nella vicina Istria, dove l'occupazione assunse un assetto definitivo, non lasciando alla popolazione altra via d'uscita che l'Esodo.